La coscienza non può essere il risultato della “selezione naturale”

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  1. Poiché la coscienza sembra assolvere precise funzioni e sembra, pertanto, di doverle riconoscere potere “causale”,  si potrebbe cercare di spiegarne l’origine sulla base dei vantaggi che disporne (da parte dell’uomo) potrebbe avere comportato nella lotta per la sopravvivenza.
  2. D’altra parte, non è del tutto possibile escludere che la coscienza possa fungere semplicemente da “specchio” piuttosto che da “autrice” delle azioni che le sono imputate.

La sola “azione” che potrebbe venirle riconosciuta, in questa prospettiva, sarebbe quella di “determinare” (quantisticamente, facendo “collassare la funzione d’onda” delle particelle osservate) la realtà, selezionandola dal mare delle “cose possibili”.

Quello che mette conto di rilevare è, però, quanto segue.

A prescindere da quale delle due ipotesi si adotti, (in realtà vi sono ottimi argomenti per sostenere che la coscienza in quanto tale non eserciti alcun potere su alcunché e si limiti a fungere da testimone di quello che accade) non sembra che la coscienza possa essere spiegata sulla base della teoria della selezione naturale (in ultima analisi su basi materialistico-meccanicistiche). La ragione di ciò è che vi si svolgono certi “processi cognitivi” superiori che non possano aver costituito un concreto vantaggio nella lotta per la sopravvivenza.

Pensiamo solo ai processi cognitivi che mettiamo in atto, con successo, per comprendere l’universo. Che vantaggio ne avremmo ricevuto, in età preistorica, per la nostra sopravvivenza? Sarebbero state sufficienti capacità molto meno avanzate, adeguate allo sviluppo tecnologico raggiunto dall’uomo durante le prime fasi dell’ominazione.

Come scrive John Barrow:

Perché i nostri processi cognitivi dovrebbero essere indirizzati verso una ricerca che è un lusso, verso la comprensione dell'intero universo? Perché proprio noi? Nessuna di queste raffinatissime idee ci offriva una vantaggio selettivo da sfruttare durante il periodo preconscio della nostra evoluzione [...]. È davvero un caso fortuito che le nostre menti (o almeno quelle di alcuni di noi) siano calibrate per sondare in profondità i segreti della natura.
[John Barrow, Teorie del tutto, p. 172]
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di Giorgio Giacometti