Entropia e sintropia

Inv.nr: 11615

La vita presuppone il tempo, un tempo ancora privo di un presente (cioè della coscienza), ma contraddistinto da una direzione e da un verso (rivolto al futuro), caratterizzati da incremento del disordine nell’ambiente che circonda ciascun vivente e da una diminuzione del disordine o, almeno, una conservazione dell’ordine all’interno di esso.

In questo quadro le cause finali si rivelano non altro che cause efficienti considerate all’interno di una peculiare prospettiva per la quale (rispetto a quella di cui facciamo esperienza) risulta invertita la freccia del tempo, come hanno sostenuto, con vari argomenti, Luigi Fantappié e i suoi continuatori, come risulta dall’interpretazione transazionale della meccanica quantistica e dalle implicazioni del cd. effetto Aharonov-Bohm.

Fantappié, in particolare, parlava di sintropia, come Schroedinger di neghentropia (o entropia negativa, cfr. Che cos’è la vita?, p. 122 e ss., sempre associata, come dimostra Archidiacono, ad entropia) per indicare la grandezza, inversa rispetto all’entropia, che cresce nei processi (come quello morfogenetico), nei quali, contro la fisica classica, si registra un aumento di ordine e organizzazione, piuttosto che il contrario.

Questa ipotesi rende conto dell’altrimenti inesplicabile evoluzione – dall’informe alla forma – che si registra tra i viventi, la quale sembra andare nella direzione opposta a quella in cui va l’involuzione dell’inanimato – dalla forma all’informe o, se si vuole, dall’ordine al disordine – (direzione misurata dall’incremento progressivo, anche se decrescente, dell’entropia).

Se intendiamo “ordine” e “disordine” come concetti relativi, in questa prospettiva appare ordinato un ambiente favorevole e disordinato un ambiente ostile alla vita.

La medesima duplice tendenza sembra riguardare non solo la vita, ma determinati altri “sviluppi” (come le strutture dissipative studiate da Prigogine, le galassie, i buchi neri in evaporazione ecc.).

L’intero universo, in quanto contraddistinto da rotture di simmetria a cui segue la produzione locale di “isole” di ordine, potrebbe essere inteso come un organismo vivente e i campi di forza da cui è permeato potrebbero essere intesi come le sue “parti vive”, i suoi organi (tali da invertire o, almeno, neutralizzare al proprio interno la tendenza all’incremento di disordine).

L’ordine interno, effetto di questi processi, non è immediato, “automatico”, come quello generato dallo svolgimento di un’operazione matematica (e, almeno idealmente, nei processi fisici reversibili determinati da cause meccaniche, come le trasformazioni adiabatiche), ma è complicato e, per così dire, ritardato da un lavoro di continua selezione di componenti che determina un incremento del disordine al contorno.

Ciò impedisce di prevedere con precisione prima quello che accadrà poi e mostra in questi processi una certa indeterminazione [che, quando è vissuta soggettivamente, può rappresentare se stessa come (un certo numero di gradi di) libertà*].

Nondimeno questi sviluppi non si svolgono in modo tale che il risultato finale possa essere frutto di una pura combinazione casuale di circostanze. Questo risultato, infatti, non corrisponde a ciò che si registrerebbe (statisticamente) se tutto si svolgesse senza un fine, in modo puramente casuale.

I campi di forze o anime separano uno spazio delle fasi a ordine crescente da uno spazio delle fasi a ordine decrescente (quest’ultimo misurabile come incremento di entropia).

Infatti, la selezione dell’ordine dal disordine, in quanto non opera meccanicamente (anche la coscienza è contingente e indeterminata nel suo emergere), deve apparire entro certi limiti casuale.

Le cause finali, infatti, devono restare relativamente “segrete”, pena la loro riduzione a cause meccaniche, cioè la riduzione del sistema in evoluzione (sviluppo, struttura dissipativa ecc.) a un sistema computabile, totalmente trasparente a una spiegazione/previsione, quale sarebbe un sistema simmetrico e reversibile.

Tale selezione ha un duro prezzo: la continua sovrapproduzione, per così dire, di aborti: ciò che si conserva è circondato da e deve lasciare luogo ad altro possibile scartato: resta solo più come traccia di ciò che è stato.

Si tratta di qualcosa di osservabile, ma che non osserva più.

Il disordine che contraddistingue gli scarti cresce nel tempo, mentre altri simili prodotti di scarto subentrano.

[N. B: Se la coscienza emerge solo laddove l’ordine è massimo e il tempo è fermo, ciò di cui la coscienza è coscienza progressivamente passa e degrada, lasciando tuttavia un segno o traccia di sé, almeno finché la degradazione non è completa e si raggiunge il disordine massimo (equilibrio termico) nel quale, pure, il tempo è abolito. Il passato, in quanto tale, cioè in rapporto con il presente di cui si ha coscienza, è memoria costitutivamente imperfetta, soggettiva e oggettiva (tracce mnestiche come tracce sul terreno), di ciò che è stato e non è più.*]

  • I campi di forza come discriminano nel proprio seno ordine e disordine?

Ad esempio l’interazione (forza) gravitazionale si manifesta nel campo gravitazionale. È vero che nello spaziotempo che tale campo manifesta gli eventi sono descrivibili in termini di geodetiche, cioè traiettorie inerziali idealmente reversibili (sistemi meccanici “senza tempo”). Tuttavia l’azione stessa che determina la curvatura dello spaziotempo si sviluppa secondo una precisa freccia del tempo che, cosmologicamente, va dal big bang, attraverso l’evoluzione termodinamica delle galassie e delle stelle, alla morte termica dell’universo o alla concentrazione di tutta la materia-energia dell’universo in buchi neri super-massicci. Così, se un campo di gravitazionale può isolare p.e. un sistema planetario a entropia quasi nulla (contraddistinto dalla rivoluzione quasi reversibile di corpi massicci intorno a una stella centrale), il prezzo per questo risultato è la dispersione disordinata di gas e altro materiale al di fuori del sistema. Inoltre l’azione gravitazionale in quanto tale ha per effetto un incremento dell’entropia dei corpi che la subiscono precipitando verso il rispettivo centro di gravità (come avviene nel modo più clamoroso nel caso dei buchi neri).

Nelle strutture dissipative, caratteristicamente ordinate, come un ciclone, si registra una riduzione dell’entropia interna al prezzo di un incremento dell’entropia esterna.

Anche un vivente, struttura dissipativa la cui morfogenesi può essere ragionevolmente imputata, nella sua complessità, solo a un campo morfogenetico, è tale da azzerare l’entropia interna a prezzo di un incremento del disordine dell’ambiente.

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di Giorgio Giacometti