L’Europa romano-barbarica fino a Carlo Magno

La corona ferrea, di cui si cinsero il capo i re d’Italia, dalla regina Teodolinda dei Longobardi a Napoleone I nel 1805, conservata nella cappella di Teodolinda del Duomo di Monza

Dal punto di vista economico le c.d. “invasioni barbariche” o, come le chiamano gli studiosi tedeschi “migrazioni di popoli” comportarono meno mutamenti di quello che si potrebbe credere. Le ville rustiche romane passarono di mano ai nuovi dominatori; tutte o solo alcune, secondo la regola dell’hospitalitas (già operante quando i barbari si insediavano nei territori dell’impero come dediticii o feoderati, con il consenso, più o meno estorto, degli imperatori), la quale prevedeva che un terzo della proprietà venisse confiscato dai barbari. Il sistema economico dominante, con la progressiva riduzione, già iniziata ai tempi di Diocleziono (ca. 300 d. C.), della circolazione di denaro, sempre più raro, di uomini e di merci, fu sempre più quello cosiddetto curtense.

Certo, le invasioni in se stesse, con buona pace degli studiosi tedeschi, non furono una “passeggiata”: con lo strascico di saccheggi, violenze di ogni genere e distruzioni che recavano con sé (pensiamo solo all’incendio che distrusse la fiorente città di Aquileia nel 452 ad opera di Attila re degli Unni) nocquero in quanto tali alla vita economica delle popolazioni dell’Europa occidentale.

L’impero di Giustiniano
L’Italia longobarda (con consistenti residui bizantini: Venetia maritima, Esarcato di Romagna, Umbria, Lazio, Napoli, Salento, Calabria, Sicilia, Sardegna, Corsica)

Nel caso particolare dell’Italia la crisi economica fu insieme causa ed effetto di una grave crisi demografica (diminuzione della popolazione), che toccò il culmine- pare – durante la terribile guerra greco-gotica. Questa, combattuta dal 535 al 553 tra gli Ostrogoti, sotto i sovrani Totila e Teia, successori di Teodorico, e i Bizantini o, meglio, Romani d’Oriente, guidati dai generali Narsete e Belisario, si concluse con la vittoria di questi ultimi e con l’emanazione, da parte dell’imperatore Giustiniano, di una Prammatica sanzione (554), che ripristinava in Italia, dopo la parentesi gotica, la legislazione romana, già proficuamente raccolta e sistemata nell’ancor oggi (storiograficamente) preziosissimo Corpus iuris civilis, redatto tra il 529 e il 534 da uno stuolo di giuristi alle dipendenze dell’imperatore (si tratta della raccolta delle principali leggi emanate durante la storia di Roma e delle più rilevanti opinioni dei giuristi elaborate nel corso dei secoli, fondamento ancor oggi degli studi di giurisprudenza). Tuttavia, in quella fase storica, questa “liberazione” da parte di Giustiniano, che reintegrò per brevissimo tempo l’Italia nell’impero (già nel 568 calarono di Longobardi a rompere l’unità politica del Paese, sottraendo amplissimi territori all’amministrazione “bizantina”), ebbe il solo effetto di aumentare enormemente le tasse che gravavano su una popolazione già duramente provata dalla guerra (tasse che i Goti faticavano a riscuotere, ma che i “Greci”, forti di un apparato amministrativo “romano” invidiabile, potevano prelevare con maggiore efficacia).

Se il sistema economico tardo-antico prefigurava già, dunque, il mondo medioevale, altro discorso va fatto per il sistema politico e giuridico. Nei cosiddetti regni romano-barbarici che nacquero dalla dissoluzione in Occidente dell’Impero, per un certo tempo si registrò un doppio ordinamento: mentre i sudditi “romani” continuavano a soggiacere a norme e consuetudini “latine” e venivano amministrati e giudicati, nella misura del possibile, da funzionari e magistrati propri, i nuovi dominatori barbari continuarono per un certo tempo a mantenere le loro tradizioni giudiziarie e politiche (vigeva per esempio l’uso della vendetta personale in caso di offesa ricevuta secondo la tradizione della faida, poi sostituito in alcuni casi dal guidrigildo, la corresponsione di una somma alla parte offesa; gli uomini liberi si riunivano in assemblee “democratiche” o ding per prendere le decisioni, a cui anche i capi militari, come i re, dovevano sottomettersi ecc.). Addirittura in alcuni casi i re barbari fecero battere moneta con l’effigie dell’imperatore romano (d’Oriente) per conferire maggiore valore “giuridico” al ((pur scarso) denaro circolante (è il caso p.e. di re ostrogoto Teia, proprio mentre combatteva contro Giustiniano).

Anche sotto il profilo religioso, con la preziosa eccezione dei Franchi, presto convertitisi al cattolicesimo (col re Clodoveo nel 496), fu per un certo tempo vigente una doppia appartenenza: i barbari (soprattutto i Goti, gli Ostrogoti in Italia e i Visigoti in Spagna, poi anche i Longobardi) aderivano all'”eresia” cristologica ariana (consideravano Gesù quasi più uomo che Dio, dottrina condannata nel concilio di Nicea, che ci ha lasciato in eredità il credo cristiano, in particolare il passo in cui si dice che Cristo fu “generato e non creato, della stessa sostanza del Padre”), mentre i “latini” erano cattolici.

Col tempo queste divergenze giuridiche e religiose di attenuarono con l’adozione da parte dei barbari dei costumi, delle leggi e della religione dei vinti, salvo che per le materie regolate norme emanate specificamente dai re barbari (che si arrogavano, in questi frangenti, la stessa potestas di un imperatore romano) come l’editto di Rotari (per i Longobardi), il codice visigoto di Eurico (per i Visigoti) ecc.

Si registra, dunque, una sorta di sfasatura tra un’economia già medioevale e un sistema giuridico, amministrativo e politico che cercava di conservare nella misura del possibile e in condizioni difficilissime, data la crisi economica e, soprattutto, il declino delle città, istituti e tradizioni romane.

Questa fase storica è caratterizzata anche dalla progressiva penetrazione di Angli, Sassoni e Juti in Gran Bretagna, col risultato di confinare le tribù celtiche dei Britanni (guidate dal leggendario re Artù?) nelle regioni della Cornovaglia, del Galles e della Scozia o, addirittura, di farle fuggire in Armorica (attuale Bretagna), territorio a lungo sottratto al controllo da parte dei Franchi. Nacquero i regni sassoni del Wessex, Sussex ed Essex, il regno anglico dell’East Anglia, il regno jutico del Kent e gli altri due vasti domini anglosassoni della Mercia e della Northumbria. Questi sette regni (a cui possono essere aggiunti anche altri più piccoli) costituirono la cosiddetta eptarchia. Spesso in lotta fra loro, videro a volta a volta emergere l’uno o l’altro di essi come dominante su tutta l’isola, embrione del futuro regno d’Inghilterra.

Un regno che appare e scompare nel corso dei secoli fino al Cinquecento, spostandosi anche in regioni differenti, è quello di Borgogna o Burgundia, ossia il regno dei barbari Burgundi, variamente collocato tra Francia, Germania e Italia, destinato infine a venire definitivamente riassorbito dalla Francia (e in parte dalla Svizzera).

In Oriente le principali minacce alla stabilità del quadro geopolitico provenivano dagli Àvari (che per un certo tempo occuparono l’attuale pianura ungherese) e dei Bulgari (che minacciarono più volte l’Impero di Bisanzio), entrambe popolazioni di origine turco-mongola, poi progressivamente fuse con altre popolazioni locali (in particolare, nel caso di Bulgari, con popolazioni slave).

Questi secoli videro anche la progressiva penetrazione degli Slavi (provenienti probabilmente dall’attuale Polonia) nelle regioni nelle quali li troviamo ora, a formare i gruppi dei Polacchi, degli Slovacchi, dei Cechi e, più a sud, separati da questi prima dagli Àvari, dal IX sec. dagli Ungari o Magiari, degli Sloveni, dei Croati, dei Serbi. Queste popolazioni sostituirono progressivamente gli antichi abitatori dei Balcani (Illiri, Daci, Mesi, Traci ecc.).

L’Europa nell’anno 700 d. C. [cliccare sull’immagine per metterla a fuoco]
Nel 711 gli Arabi musulmani completarono la conquista della Spagna, cancellando il regno dei Visigoti e spezzando per sempre l’unità religiosa e culturale delle sponde del Mediterraneo.

Più tardi al tempo di Carlo Magno, tra il VII e il IX sec., elementi vichinghi (i Variaghi o Vareghi svedesi) sarebbero penetrati da nord nella pianura russa (o sarmatica), costituendo la c.d. Rus di Kiev e gettando le basi della futura Russia. Prima dell’anno Mille Ungari, Polacchi, Russi si sarebbero convertiti al cristianesimo (conversione che significava all’epoca accesso alla civiltà e alla cultura, abbandono di una condizione primitiva e tribale). Ne erano stati preceduti un secolo prima circa dai Bulgari, convertiti dai Bizantini al rito orientale (che sarebbe stato adottato anche dai Russi), e due secoli prima dai Sassoni, convertiti con la violenza da Carlo Magno al cattolicesimo romano (simbolico il gesto dell’abbattimento dell’albero sacro Irminsul – parente dell’Yggdrasil delle saghe nordiche -, antesignano del nostro albero di Natale, che, spesso presente accanto al presepe nei giorni di Natale, vi celebra una sorta di “vendetta” pagana postuma…).