Di quali “crisi” siamo eredi?

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2020-05-13 Tutto il giorno

Ecco, abbiamo concluso l’ultimo modulo di Storia, giungendo in qualche modo all’oggi.

Vi ho proposto di leggere sinteticamente gli ultimi cinquant’anni all’insegna di 7 crisi, di varia natura.

Non vi chiedo di studiare l’ultima unità didattica nei suoi dettagli, ma di ascoltare le brevi (talora brevissime) videolezioni che incorpora e di leggere le pagine del manuale assegnate (per lo più tratte da sintesi di fine capitolo) per farvi un’idea delle questioni in campo (al di là degli obiettivi didattici si tratta di questioni di cui dovreste occuparvi personalmente come cittadini, ormai maggiorenni, del nostro tempo) e per rispondere al seguente quesito:

  •  Di quali delle crisi proposte siamo maggiormente eredi, a tuo parere? Quali hanno condizionato o condizionano maggiormente il nostro tempo? Sotto quale profilo?

31 pensieri su “Di quali “crisi” siamo eredi?

  1. Alla luce delle sette “crisi” che caratterizzano il periodo tra la fine degli anni Sessanta e il giorno d’oggi, ritengo che quelle di cui noi possiamo considerarci eredi sono:

    – La crisi tra isreliani e palestinesi che al giorno d’oggi non si è ancora risolta e continua a creare tensioni non solo fra questi due civiltà ma anche fra gli Stati e le organizzazioni che si schierano a favore di una o dell’altra civiltà;
    – La crisi nata dall’emergere dell’islamismo radicale, dovuto principalmente alla rivalità tra le due confessioni islamiche, cioè quella sunnita e quella sciita, rappresentate rispertivamente dall’Iraq, appoggiato anche da USA e URSS, e dall’Iran. Questa rivalità porterà poi alla nascita del terrorismo internazionale di tipo religioso

    – La crisi delle culture politiche “antagoniste” in Italia, accentuata dalla mancata modernizzazione del Sud, che portò sia a numerose lotte fra i poteri locali, che attualmente possiamo identificare con le organizzazioni mafiose, sia ai sequestri e agli omicidi di esponenti politici, che al giorno d’oggi possiamo individuare con la diffusione di fake news riguardanti i vari politici;

    – La crisi dei riferimenti politici e culturali degli anni Novanta la quale
    accentuò la debolezza dell’UE e la centralità della NATO e degli USA come mediatori, in particolare nei conflitti in Iugoslavia fra serbi e croati e in quelli per l’indipendenza di Macedonia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Kosovo;
    contribuì a dimostrare la fragilità del sistema socialista della Russia nella quale, a seguito dell’apertura all’economia di mercato, si verificò una disastrosa crisi economica e l’instabilità del governo, parzialmente risoltesi solo nei primi anni 2000 con l’elezione di Putin;
    esplicitò la debolezza dei Paesi del cosiddetto “Terzo Mondo” i quali tutt’oggi sono caratterizzati dalle guerre civili fra popolazioni locali, dalla povertà e dalla presenza di malattie che risultano incurabili a causa della mancanza di strutture

    – Le periodiche crisi economiche che portarono molto spesso ad un avanzamento tecnologico anche se, in alcuni casi, molti diritti umani non venivano rispettati.
    Negli USA, nonostante la crisi energetica del 1973, si assistette ad un forte sviluppo tecnologico e alla realizzazione dei primi strumemti informatici;
    In Cina, per superare la crisi, le riforme modernizzarono il paese violando però i diritti umani (oggigiorno si potrebbe pensare allo sfruttamento minorile che avviene in molti Paesi in via di sviluppo);
    In Sudafrica l’abolizione delle leggi di segregazione razziale avviò una riconciliazione fra le popolazioni “nere” e quelle “bianche” anche se, basandomi su notizie recenti, posso affermare che la situazione sudafricana si stia “rovesciando” e quindi, anche se non esistono più le leggi razziali, i “bianchi” vengono discriminati a favore delle popolazioni locali;
    L’enorme crescita economica del Giappone che tutt’oggi viene considerato un potente “avversario” in diversi settori produttivi;
    La costante situazione di crisi che si registra in America Latina

    Ritengo quindi che le crisi che ho elencato abbiano contribuito a “creare” il mondo in cui viviamo e di conseguenza influenzino in modo significativo il modo in cui affrontiamo e viviamo le crisi attuali.

    1. Ottima e approfondita analisi. Alcune osservazioni marginali: non è chiarissimo come la crisi delle culture politiche antagoniste (si parlava anche di “controcultura”) sia legata alla questione meridionale, alla mafia e alle fake news; la crisi del comunismo precede e non segue o accompagna le crisi degli anni Novanta (come sembrerebbe dal tuo discorso).

  2. A mio parere, la società attuale è erede di tutte le crisi descritte nel modulo, seppur in misura diversa. Quella che ci ha influenzato maggiormente è la crisi del rapporto con il mondo islamico, in quanto è quella i cui effetti si vedono maggiormente a livello pratico tutti i giorni della nostra vita: come le guerre civili in Afghanistan, in Algeria, in Egitto, in Israele-Palestina e in Tunisia, che causano molti movimenti migratori verso i paesi più sviluppati, dove l’opinione politica si divide per quanto riguarda questo fenomeno di grande attualità. Sicuramente almeno una volta alla settimana (salvo in questo periodo dove l’attenzione mediatica pare concentrarsi unicamente sul tema del coronavirus ) compare almeno un articolo sul tema dei migranti sulla stampa nazionale e locale. Inoltre, ogni volta che saliamo su un aereo dobbiamo prima passare attraverso la security, dove siamo sottoposti a dei severi controlli, come diretta conseguenza dell’attacco dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle a New York. Infine, tutte le intelligence dei diversi paesi sviluppati sono sempre all’erta per quanto riguarda i possibili attentati terroristici portati avanti dagli islamisti radicali contro il sistema capitalistico, la religione cattolica e, in generale, la modernità.

    1. La crisi del rapporto con il mondo islamico è senz’altro rilevante ed è in rapporto ai rigidi controlli agli aeroporti a cui accenni verso la fine della tua analisi. Non la metterei, tuttavia, in stretta relazione con i fenomeni migratori, che sono “figli” più della persistente povertà del Terzo Mondo e dei nodi irrisolti e delle speranze deluse degli anni Sessanta di cui abbiamo parlato nella precedente unità didattica. I migranti provengono spesso dall’Africa subsahariana e non sono neppure tutti islamici. Certo, le primavere arabe e la guerra in Siria hanno aggravato certi problemi, ma non spiegano tutto. Del resto, come ben sai, dobbiamo “costituzionalmente” distinguere tra “migranti economici” (cosiddetti) che possono essere rimpatriati e “migranti politici” a cui dobbiamo dare asilo politico (alcuni di questi possono essere legati a situazioni connesse con l’islamismo radicale, ma non solo, anche con altri regimi autoritari).

  3. Molto spesso noi attribuiamo un valore negativo al concetto di “crisi”, intendendo un periodo storico in cui sono stati minacciati valori, persone, ideologie a favore di altre a causa di qualcuno o qualcosa. In realtà, questo concetto non ha un valore negativo, bensì identifica un momento culminante in cui è necessario fare una scelta, discernere ciò che è giusto da ciò che non lo è oppure per identificare un cambiamento o una svolta storica. Da questo punto di vista, gli ultimi cinquanta anni dello scorso secolo che si affacciano al terzo millennio sono stati ricchi di crisi di vario genere: politico, culturale o sociale. Nonostante ognuna di esse, abbia influenzato necessariamente in maniera diretta o no la realtà odierna, alcune di esse hanno avuto un maggior impatto rispetto ad altre, influenzando positivamente o negativamente la vita di oggigiorno. A mio parere, tra le crisi più rilevanti si può assolutamente citare in un ambito globale l’Estremismo Islamico e la caduta del Comunismo, mentre riguardo in particolare l’Italia il Terrorismo.

    L’estremismo islamico ha messo e mette ancora oggi a dura prova la sicurezza dei singoli stati occidentali (in particolare degli Stati Uniti) costringendoli a combattere con un nemico “senza volto”, i cui attacchi sono difficili da prevedere e da evitare. Gli Stati Uniti sono sicuramente tra i primi ad essere nel mirino di queste organizzazioni terroristiche, infatti, le popolazioni dell’Iran incolpano l’America di aver tentato di strappare a questi territori le tradizioni e la cultura che tanto li caratterizza, cercando di occidentalizzare e separarli da ciò che è più loro. Questo tentativo costò caro a tutto l’occidente divenendo il campo di battaglia di attacchi a sorpresa di radicali islamici, che rivendicano l’odio per la cultura occidentale e le sue tradizioni.

    La seconda grande crisi fu la caduta del Comunismo. Nessuno all’epoca avrebbe mai immaginato che una ideologia che ormai caratterizzava i principali assetti politici globali e le guerre che ne conseguono potesse cadere. L’ideologia comunista divenne in molti casi il pretesto di molti conflitti internazionali durante il Novecento, come la Seconda Guerra Mondiale, o meglio ancora la guerra fredda, dove l’acceco odio tra il blocco capitalista americano e quello comunista sovietico, motivò guerre come quella in Corea o in Vietnam. La caduta di questa ideologia ebbe un impatto in tutto il mondo, infatti, da li a poco si sarebbe letteralmente sgretolata la potente Unione Sovietica (il cui collante era proprio il comunismo stalinista), la scomparsa di un vero partito politico comunista anche in altri stati come l’Italia, dove nacque il PD (afflusso in esso anche di esponenti centristi e della DC), ma anche l’emancipazione di molte Repubbliche e una Russia che da li a poco sarebbe diventata una moderna potenza mondiale.

    Per quanto riguarda l’Italia ritengo che Il Terrorismo sia molto importante dal punto di vista storico e sociale, sia a causa della vicinanza temporale, ma anche per la crudeltà dei suoi eventi più importanti. Infatti, le molteplici stragi compiute e rivendicate dal Terrorismo Nero (neofascisti), come la strage di Piazza Fontana 1969, Loggia di Brescia 1974 e di Bologna 1980, o gli omicidi effettuati dal Terrorismo Rosso, come il rapimento e omicidio di Aldo Moro (esponente della DC) minacciarono considerevolmente l’equilibrio sociale e politico dell’epoca. Tutto ciò aveva sicuramente l’obbiettivo di creare un caos e una atmosfera di tensione generale, infatti, creando ciò si sperava di far desiderare al popolo un ritorno a un regime autoritario, programma politico sognato da molti politici dell’epoca.

  4. Riportando quanto già detto nel colloquio orale, ritengo che la crisi energetica del ’73 abbia fortemente condizionato il nostro tempo in quanto si reagì ad essa tramite la cosiddetta “rivoluzione elettronica”, percepita come una vera e propria Terza Rivoluzione Industriale. I paesi occidentali, fortemente colpiti dall’embargo del petrolio, adottarono metodi di produzione più efficaci e innovativi basati sull’automazione industriale, ispirandosi al modello del Giappone che non era infatti stato colpito dalla stagflazione. L’automazione dei processi industriali è oggi largamente impiegata non solo dai paesi occidentali ma anche da quelli asiatici ormai fortemente industrializzati e importanti protagonisti nell’economia di un mondo sempre più globalizzato.
    La rivoluzione elettronica portò alla nascita del primo microprocessore successivamente impiegato nei personal computer che resero possibile la rivoluzione informatica nella quale viviamo tutt’ora: nonostante vi sia il rischio della perdita delle nostre capacità critiche a causa di una ricezione passiva e disarticolata delle informazioni, non possiamo negare come le nuove tecnologie siano di fondamentale importanza durante l’attuale emergenza Covid-19 dove ci permettono di svolgere parte delle nostre attività lavorative e scolastiche.

    1. E io, ripetendo quanto già detto nel colloquio, apprezzo l’originalità della tua tesi per le sue connessioni con l’attualità e lo sviluppo tecnologico, tema che avrebbe senz’altro meritato un approfondimento che non abbiamo più il tempo di fare collettivamente.

  5. Nel 2020 il nostro mondo non sarebbe così se non grazie/a causa di alcune crisi che in passato colpirono alcuni stati. Partiamo con la crisi “permanente” nel Medio Oriente tra Israeliani e Palestinesi a causa della quale oggi possiamo registrare una regressione del fondamentalismo e una rinascita della guerra fredda tra Russia, l’Iran e Siria contro U.S.A. e l’Unione Europea. Spostandoci sulla crisi delle culture antagoniste che emersero nel sessantotto possiamo dire che l’introduzione alla violenza con attentati (a masse o mirati a singole persone) ispirò sicuramente molte persone che, anche ai giorni nostri, per ottenere determinate cose o protestare utilizzano questi mezzi. Trattando, invece,la crisi economica che colpì maggiormente gli anni 70 a causa dell’aumento del costo del petrolio, ritengono che di questa situazione noi (ragazzi che on l’abbiamo vissuta) non ne siamo eredi come possono esserlo le persone che l’hanno vissuta e che quindi sono eredi di un certo timore. Infine penso che l’emergere dell’islamismo radicale con la crisi del rapporto con il mondo islamico abbia portato un pericolo anche nei giorni nostri poichè le persone che credono in quella religione spesso compiono atti estremi.

    1. Hai colto diverse rilevanti eredità. Non so bene, però, a chi ti riferisca quando parli di persone che ancor oggi protestano facendo ricorso alla violenza. Se la crisi del petrolio non ha più effetti su di voi che non l’avete vissuta è difficile dire che essa abbia lasciato un’eredità. Io l’ho vissuta, ma non mi sembra di avere un particolare timore determinato da quest’esperienza (semmai affronto meglio l’emergenza sanitaria attuale, rispetto p.e. a mia moglie, perché le limitazioni alla circolazione che essa comporta non mi “suonano” come nuove). Circa gli effetti “ideologici” del terrorismo islamico non posso che darti ragione. E’ di questi giorni il caso di Silvia “Aisha” Romano che, liberata dalla sua prigionia e convertitasi all’Islam, è stata da qualcuno associata al terrorismo come se invece che vittima lei stessa sia divenuta complice dei suoi aguzzini solo perché ha cambiato religione.

  6. La crisi del rapporto con il mondo islamico e l’emergere dell’islamismo radicale che poi portò al attentato del 11 settembre del 2001 alle torri gemelle, e queste forme di islamismo radicale ci sono ancora. Inoltre probabilmente la più importante crisi che abbiamo ereditato dal passato è quella ecologica/ambientale è un argomento molto presente in questo periodo infatti si fanno anche molte manifestazioni per sostenere l’ambiente e cerca di diminuire l’affetto Serra. In questo periodo abbiamo utilizzato tutti i giorni a causa dell’emergenza per il corona virus i così detti “fratelli” della rivoluzione scientifica sia per lo smart working che per la didattica a distanza. E l’ultima ma non meno importante la crisi sanitaria, che stiamo vivendo in prima persona in questo periodo, quella del coronavirus.

    1. Hai colto due o tre crisi assai “importanti” (nel senso di foriere di molteplici effetti sul presente). Escluderei la crisi attuale perché questa potrà avere senz’altro effetti, ma nel futuro e non certo nel presente.

  7. A mio parere tutte le 7 crisi proposte hanno in un modo o nell’altro hanno condizionato il nostro tempo sotto ogni punto di vista.
    Per capire come comportarci in futuro dobbiamo analizzare il passato per cercare di evitare che la storia si ripeta.
    Dal punto di vista economico siamo reduci da diverse crisi che compaiono quasi periodicamente nel ‘900, tra queste troviamo quella degli Stati Uniti dovuta al crollo di Wall Street nel ’29, la crisi energetica nel ’73, la crisi finanziaria globale dovuta al crollo delle borse nel ’87 e la crisi dei mutui subprime del 2008.
    Dal punto di vista politico e ideale invece influirono la crisi nel Medio Oriente tra Israeliani e Palestinesi (tutt’ora molto sentita), la crisi delle culture politiche antagoniste emerse nei cosidetti anni di piombo, la crisi del comunismo mondiale che portò alla fine della Guerra Fredda e la successiva crisi dei riferimenti politici e culturali negli anni Novanta e la crisi del rapporto con il mondo islamico e l’emergere dell’islamismo radicale che portò ad attentati terroristici come quello alle Torri Gemelle l’undici Settembre del 2001.
    Tutt’ora inoltre, viviamo in un mondo multipolare dove permane una conflittualità sia interna, sia estera, che ritroviamo ad esempio nella contrapposizione tra il mondo occidentale e l’Islamismo radicale, ma anche tra i Paesi occidentali e le maggiori potenze economiche come appunto la Cina.

    1. E’ vero che ovviamente siamo eredi di tutto quello che è successo, tuttavia lo siamo in modo diverso, non credi? Il comunismo e l’antagonismo sociale sono in gran parte cose passate il cui effetti sono oggi più tenui e indiretti di quelli determinati dalla crisi medioorientale o dall’integralismo islamico.

  8. Parlando delle crisi di cui siamo eredi, a mio parere, è importante citarne due in particolare, in quanto hanno forti ripercussioni sulla società e sull’economia mondiale dei giorni nostri. Questi fenomeni sono l’estremismo islamico e il crollo del Blocco Sovietico.
    Il terrorismo islamico è sicuramente un problema che affligge da anni l’intero mondo, soprattutto occidentale. Questo possiamo dire sia nato come forma di ribellione delle popolazioni medio-orientali oppresse dagli Stati dell’occidente, capitanati dagli USA, che da decenni tentano, con la violenza, di radicare la loro (e nostra) cultura nei paesi arabi, con scopi generalmente economici. Da questo, quindi, possiamo comprendere la nascita di milizie e gruppi sovversivi agli eserciti occidentali, che passarono dal combatterli sul territorio ad attuare atti terroristici direttamente nei Paesi da loro considerati invasori, creando quindi, un clima di paura, in quanto degli Stati abituati da decenni alla pace si trovano improvvisamente la guerra, possiamo dire, “a casa loro”. Probabilmente l’atto più eclatante ed emblematico del terrorismo islamico fu l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York, dove due aerei sequestrati da terroristi furono portati allo schianto, abbattendo queste due torri del World Trade Center e causando numerosi morti, ed altrettante conseguenze in ambito socio-economico all’occidente.
    Parlando invece della caduta del comunismo, la cui data può essere fissata al 9 novembre del 1989, con il crollo del muro di Berlino, che divideva l’Europa tra gli Stati occidentalizzati e gli Stati del Blocco Sovietico. Da questo momento in poi iniziarono anche ad instaurarsi dei governi democratici nei Paesi ancora controllati da regimi comunisti, come l’ex Jugoslavia. La Germania sicuramente ne trasse beneficio, ottenendo un ruolo dominante nella penisola Balcanica. Dunque l’Europa iniziò il suo processo di “unificazione”, con l’intento di formare un grande Stato federale. Non solo l’occidente però ebbe dei giovamenti da questo fatto: la Russia iniziò infatti ad affermarsi economicamente a livello mondiale, aprendosi un po’ su tutti i fronti al resto del mondo. Si allentarono inoltre alcune tensioni tra gli Stati capitalisti e quelli comunisti, che al tempo portarono, ad esempio, alla Guerra Fredda ed al conflitto in Vietnam, che vide protagoniste le forze vietnamite appoggiate da URSS e Cina, opposte a quelle statunitensi ed annessi alleati. Questa guerra fu probabilmente la prima grande sconfitta subita dagli USA.

    1. Ti concentri su eventi che ebbero obiettivamente un grande significato che, in diversi casi, illustri. Tuttavia, talora, come p.e. per quanto riguarda il Vietnam, ti limiti a riferirli senza che si comprenda bene in che modo saremmo eredi di tali eventi (la preoccupazione di dimostrarti preparata soverchia la necessità di rispondere in modo puntuale: attenzione che qualcosa del genere non giochi un brutto scherzo all’esame di Stato).

  9. Nell’ultimo secolo vi sono stati molti eventi che hanno condizionato fino ai giorni nostri il mondo.
    Il perenne scontro tra israeliani e palestinesi che ha portato delle conseguenze e quindi a degli schieramenti simili alla guerra fredda, con USA e Unione Europea contro Iran e Siria supportati dalla Russia per così dire. D’altra parte c’è la questione dell’estremismo islamico prima AL Quaeda e poi con l’ISIS, il mondo è unito per così dire contro il terrorismo islamico. La data che segnò profondamente I paesi Occidentali fu l’11 Settembre 2001 con gli attentati terroristici alle torri gemelle, al pentagono e alla casa bianca (fortunatamente non tutti andarono a segno) con quasi 3000 vittime tra civili e soccorritori. Questo attentato fu usato dal Presidente Bush per giustificare la guerra contro l’Iraq (non macano le teorie complottiste) e segnò profondamente l’età contemporanea. Focalizzandoci sull’Italia gli anni di piombo furono sicuramente significativi per il nostro paese: estremismi politici, attentati terroristici come la strage di Bologna per esempio stremarono il paese per così dire che però non cedette e riuscì a mantenere un assetto costituzionale. Non c’è un evento che condizionò più di altri gli ultimi anni ma di eventi significativi e di svolta non c’è nè stata la mancanza.

    1. Hai scritto che alcuni eventi condizionarono il nostro mondo e hai esposto nel dettaglio tali eventi, ma non hai soddisfatto pienamente il quesito, che chiedeva di quali eventi siamo eredi. Ciò richiedeva di delineare concretamente come tali eventi ancora ci condizionino.

  10. VOLENDO RISPONDERE SINTETICAMENTE AL QUESITO DA LEI ASSEGNATO CREDO CHE , DI QUEL PERIODO STORICO, TRA LA FINE DEGLI ANNI ’60 SINO AI GIORNI D’OGGI ,CARATTERIZZATO DA ”7 CRISI’ O ANCHE MOMENTI DI PASSAGGIO NEL QUALE SI RICHIEDE DELLE DECISIONI IMPORTANTI IN VISTA DI UN CAMBIAMENTO, POSSIAMO CONSIDERARCI IN MODO PARTICOLARE”FIGLI” O ”EREDI” DELLA CRISI ‘PERMANENTE’ NEL MEDIO ORIENTE TRA ISTRAELIANI E PALESTINESI NON ANCORA TERMINATA AI GIORNI D’OGGI; RIMANENDO IN AMBITO RELIGIOSO, CREDO SIAMO EREDI DELLA CRISI DOVUTA ALL’INCOMBERE DELL’ISLAMISMO RADICALE CAUSATO DAL DISSIDIO TRA DIVERSE DENOMINAZIONI ISLAMICHE , PRESENTE ANCHE AI GIORNI D’OGGI MEDIANTE IL TERRRRORISMO RELIGIOSO;
    POSSIAMO CONSIDERARCI FIGLI ANCHE DELLA CRISI DELLE CULTURE POLITICHE ANTAGONISTE IN ITALIA, EMERSE NEI VIOLENTI ANNI DELL’68 , ANNI IN CUI IL SUD ITALIA NON E’ SVILUPPATO ALLO STESSO MODO DEL NORD, E A PRENDERE PIEDE E PRESENTI TUTT’ORA SONO ORGANIZZAZIONI MAFIOSE LOCALI IN CONFLITTO TRA LORO.

    1. Ecco un esempio di quello di cui ti ho appena scritto in risposta a una tua email.
      Perché scrivere tutto maiuscolo? Al livello a cui siete giunti siete valutati ormai per la forma quasi più che per la sostanza di quello che dite.
      Riguardo ai contenuti non è affatto chiaro perché dovremmo essere eredi dell’antagonismo politico degli anni Sessanta e Settante che pare piuttosto “defunto”. Non è neanche chiaro il rapporto che istituisci tra questo antagonismo, il mancato sviluppo del Sud e la Mafia.
      In generale la risposta è poco argomentata. L’islamismo radicale è causato dal dissidio tra diverse denominazioni islamiche o dalla tensione con l’Occidente? Certo, vi sono dissidi tra sciiti e sunniti, ad esempio, ma non c’è un rapporto stretto tra questo e il terrorismo, almeno non è il rapporto principale.

  11. È difficile rispondere adeguatamente a questa domanda, se si vuole avere uno sguardo globale si può considerare come crisi fondamentale quella energetica del 1973 che portò a un grande sviluppo tecnologico (quasi a una rivoluzione, alla pari di quelle industriali) di cui oggi siamo eredi. Ciò portò da un lato alla sempre maggiore rilevanza dei paesi asiatici nella produzione di strumenti tecnologici, rendendo Cina e Giappone i grandi colossi che conosciamo oggi, ma allo stesso tempo a un maggiore arricchimento dei paesi industrializzati lasciando in una situazione di arretratezza i paesi del “Terzo Mondo”. Questa crisi inoltre è diretta artefice della crisi ambientale di cui siamo soggetti oggi, l’impiego dei combustibili fossili per ricavare energia (elettrica e meccanica) è uno delle prime cause di inquinamento oggigiorno, infatti questo tipo di energia è utilizzato dalla maggior parte delle grandi industrie data la sua facilità di impiego e l’esiguo costo.
    Dal punto di vista Italiano credo che la crisi con il mondo islamico sia molto più percepita a causa dello sbarco di immigrati sulle nostre coste e un generale malcontento dovuto a ciò, che viene continuamente accentuato da politici non molto aperti a culture diverse dalla propria e all’aiuto internazionale (per usare un eufemismo). Eppure questa situazione seppur ci tocchi così da vicino ha una percezione distorta all’interno del nostro paese, la popolazione infatti non è molto istruita da questo punto di vista eppure è in grado di fare politica riguardo a ciò grazie a sentiti dire e all’idea che quei migranti che scappano da situazioni di guerra o ricercano una vita migliore siano nient’altro che balordi violenti che vogliono approfittare dell’Italia (tutto ciò a causa di una ignoranza in tema, ma anche dei politici sopracitati).
    Infine dal punto di vista di una ragazza proveniente dai Balcani mi trovo ad essere molto influenzata dalle crisi degli anni Novanta che hanno portato una vera e propria guerra all’interno di questo luogo. L’Albania non ha partecipato direttamente alle guerre della Iugoslavia, però una percentuale rilevante di popolazione albanese abitava quella zona, in particolare nel Kossovo, che ancora oggi è culturalmente molto vicino all’Albania, che subì violenze dalla Serbia che era contraria all’indipendenza di questa. Ancora oggi la popolazione albanese riconosce nel Kossovo una parte di sé stessa e anche molti abitanti del Kossovo guardano con simpatia il nostro stato, entrambi gli stati osservano invece con rancore la Serbia e la violenza che questa ha portato. Inoltre conoscendo persone che vengono dalla Bosnia ho sempre sentito vicino il massacro dei mussulmani che è avvenuto, il padre di una mia amica è addirittura stato rinchiuso in un campo di lavoro a causa appunto della sua religione. Infine l’arretratezza economica di gran parte dei Balcani trova spiegazione in queste lotte che hanno rallentato lo sviluppo, rendendolo inesistente in molte zone. Questa arretratezza non è però solo economica ma anche sociale e culturale, la donna ancora oggi è assoggettata al potere maschile e la famiglia ha un forte potere maschile centrale, certo ciò è stato causato in gran parte dalla lunga permanenza dei regimi comunisti, però anche queste guerre non hanno aiutato lo sviluppo e l’affermazione di questi paesi che portano il segno di violenze durate fin troppo a lungo.

    1. Ti ringrazio per questa risposta così sentita e personale. Peccato per non avere avuto il tempo e le circostanze adatte per poterne parlare più ampiamente in aula.

  12. Come ha detto anche lei, il termine “crisi” non assume per forza un significato negativo: in greco la parola ‘crisi’ significa “giudizio”, “separazione”, un momento di transazione, quindi, che può servire all’uomo sì per regredire ma anche per progredire.
    Tra tutte le crisi che abbiamo affrontato finora a partire dagli anni 60, quelle che ritengo di maggiore importanza sono 2 (escludendo la fine del Comunismo che sì, sarebbe da ritenere forse la più importante, ma a mio parere ha avuto un’importanza prettamente politica): la Crisi degli anni Settanta (del 1973) e la crisi delle culture politiche “antagoniste”.

    La prima può essere identificata come la crisi del petrolio, avvenuta in seguito all’aumento del greggio e dei suoi derivati a partire dal 1973. Ciò avvenne in seguito all’attacco da parte di Egitto e Siria all’Israele, i primi due supportati dall’OPEC (organizzazione che si occupa di esportare il petrolio), che aumentò i prezzi del barile ed embargo nei confronti di paesi maggiormente filo-israeliani che prese il nome di Guerra del Kippur dal giorno in cui cominciò (il 6 ottobre).
    Ciò comportò, oltre che l’aumento del prezzo del petrolio (materia prima), anche l’aumento dei prezzi di qualsiasi oggetto/servizio si producesse avvalendosi del petrolio aumentando l’inflazione. Si venne a creare dunque un insolito fenomeno: la STAG FLAZIONE (stagnazione economica) secondo la quale le domande diminuivano (diminuirono anche i salari, di conseguenza le persone ridimensionarono le spese) ma i prezzi aumentavano.
    Si verificò dunque una forte crisi tant’è che molti Paesi, tra cui l’Italia, adottarono misure estreme come la politica di austerity (politica di austerità) che prevedeva il divieto di spostarsi con la macchina privata la domenica.

    La seconda crisi, invece, riguarda più che il campo economico, il campo politico-ideologico. Nel 1968 comincia a farsi strada l’idea della contestazione della fantasia del potere, nel 1970 viene approvata la legge sul divorzio e nel 1978 la legge sull’interruzione del parto. Ci troviamo, dunque, dinanzi ad una graduale conquista della libertà individuale (in Italia soprattutto) ma ci fu chi, invece, non fu soddisfatto di tali libertà, decidendo di iniziare una vera e propria lotta armata che portò alla formazione dei primi nuclei terroristici. Coloro che vissero i questi anni poterono assistere al feroce scontro dell’estrema destra (detta avversiva) contro l’estrema sinistra (detta sovversiva): al terrorismo nero si deve la strage di Piazza Fontana del 1969 a Milano, la strage del 1974 a Brescia e del 1980 a Bologna mentre al terrorismo rosso (le brigate rosse) si deve, ad esempio, l’assassinio di Aldo Moro. Entrambe le “fazioni” adottarono quindi la strategia della tensione (come fece Mussolini con i vari attentati come, ad esempio l’attentato di Matteotti, o come fece Hitler con l’incendio della Cancelleria tedesca) generando uno scontro violento.

    Perché ritengo che siano queste le due crisi di maggior importanza? Perché dalla prima crisi che ho citato, quella del petrolio, si capì quanto quest’ultimo sia un bene primario nella vita di ogni giorno e quanto sia capace di influenzare l’economia mondiale ponendo le basi dell’economia di oggigiorno; la seconda invece ha determinato il Pese in cui viviamo oggi: il terrore che dilagava per le strade e per le piazze di quegli anni rese il paese totalmente contrariato all’essere guidato da partiti estremisti (motivo per il quale oggi non si può parlare propriamente di Destra e Sinistra) ma che, nonostante tra i partiti di oggi ci siano disaccordi, quest’ultimi riuscissero a scendere a compromessi e ad accettare il dialogo costruttivo, più che per il loro bene, per il bene del Paese.

    1. Durante il colloquio orale non ti ho interrotto, ma permettermi di esprimere una perplessità. La crisi del petrolio e il terrorismo sono molto più “lontani” p.e. della guerra tre Israele e Palestina, ancora in atto, in un certo senso. Certo, anche gli eventi che hai evocato hanno avuto conseguenze che si prolungano fino ad oggi, ma nella forma in cui si proposero sono “morti”. Invece altri fenomeni sono tuttora vivissimi. Perché non focalizzarsi su questi ultimi?

      1. Si sicuramente; forse mi sono focalizzato più su crisi ideologiche (come quella della crisi delle culture politiche “antagoniste”, forse essendo che in televisione negli ultimi giorni si è sentito parlare sempre più di Destra ed Estrema Sinistra) che determinarono il paese in cui viviamo e sulla crisi del “petrolio” che si, oggi come oggi non si può ritenere una crisi ancora presente, ma sicuramente rimane un “tasto dolente” dell’economia mondiale.

        1. Capisco, ma la Destra e la Sinistra attuali sono solo pallide immagini delle rispettive “Estreme” negli anni Sessanta e Settanta.

  13. A mio parere siamo maggiormente eredi della caduta del Comunismo come ideologia, perché ha portato allo sgretolamento dell’Unione Sovietica e alla scomparsa dei partiti comunisti veri e propri. L’URSS era la potenza che “bilanciava” gli Stati Uniti, che, dunque, sarebbero dovuti emergere da tale situazione come unica superpotenza mondiale. Ciò, però, non avviene: gli USA rimangono, sì, importanti, ma sorge un certo multipolarismo con l’ascesa di paesi come la Cina, l’India, ecc. che sempre più hanno un peso a livello internazionale. Questo ha creato uno stato di rottura dell’equilibrio (anche se questo prima era costituito dal terrore di un conflitto nucleare), in cui vi è il dilagare di conflitti di tipo “regionale” e guerre civili. Vi è, inoltre, terreno fertile per la contrapposizione tra mondo occidentale e il fondamentalismo islamico che hanno visto in azione non una vera e propria guerra, ma il terrorismo internazionale, in cui viene colpito il cuore di un paese in modo silenzioso.

    1. Anche nel colloquio a distanza molti avete sottolineato l’importanza della caduta del comunismo. Vi sono ragioni per sostenerlo, tuttavia è una strana “eredità”, non trovi? E’ più negativa che positiva. Se il comunismo ha “bloccato” per quasi un secolo lo sviluppo capitalistico di certi Paesi, ora che il comunismo è caduto, il loro sviluppo attuale si deve più a questa caduta o piuttosto al capitalismo stesso come sistema economico ancora antecedente? Di solito, quando si parla dell’eredità di un fenomeno, se ne parla in positivo, p.e. l’ereditò attuale dei principi di libertà enunciati nella rivoluzione francese (non si parla di “eredità della fine dell’ancient regime”).

  14. Oggi, come società, siamo eredi di diverse crisi nate negli anni 70. Una fra tante caratterizzata dalla crisi in Medio Oriente. Tali conflitti, infatti, oltre a dare inizio ad un movimento terrorista, hanno portato anche ad una crisi economica (derivante dall’aumento del prezzo del petrolio) che si diffuse in tutto l’occidente negli anni Settanta. Tale crisi economica fu inoltre alimentata dalla spesa militare adoperata dall’America per le spedizioni in Vietnam. L’insieme di questi due fattori impoverirono l’America causando una successiva crisi in tutto l’occidente.
    Un’ altra crisi di cui siamo eredi, in senso positivo, è il crollo di molti regimi totalitari influenzati dalla Russia sin dalla Seconda guerra mondiale. Questo ha portato alla formazione di una società più libera e meno oppressa, soprattutto per quanto riguarda la libertà di parola.
    Infine, l’ultima crisi di cui siamo eredi, è esprimibile dall’eccessiva informatizzazione. Dagli anni 60 in poi, dopo l’allunaggio e il progresso scientifico in ogni campo, si è giunti ad un’eccessiva informatizzazione sino al raggiungimento dei personal computer e cellulari. Tutto il mondo, dunque, risulta essere connesso e a portata di mano. Questo ha portato ad un’eccessiva globalizzazione che, tuttavia, può avere anche degli effetti negativi. Ad esempio, nel tentativo di creare un mondo più unito sotto ogni punto di vista si potrebbero andare a perdere quelli che sono i tratti distintivi di un popolo, eliminando usi, costumi e tradizioni.
    Inoltre, questa eccessiva informatizzazione, nel tempo, potrebbe portare ad un impoverimento culturale rispetto alle generazioni precedenti: l’effetto tuttavia di tale avvenimento non è ben chiaro, ma ben presto se ne potranno vedere gli effetti.

    1. Hai toccato molti diversi aspetti, in modo interessante, anche se non è sempre chiaro in che modo noi saremmo eredi di queste vicende.

  15. A mio parere, alla luce di quanto espresso nelle sue videolezioni ritengo che le crisi che hanno contribuito maggiormente a modellare la nostra società siano quella energetica del 1973, relativa al petrolio, che portò, grazie allo sviluppo di processi produttivi innovativi imposti, appunto, dalla crisi, un progresso in ambito tecnologico e informatico che pose le basi per quello che fu lo sviluppo dei dispositivi che ora riteniamo indispensabili e la crisi climatica che, proprio a causa dei combustibili fossili, ci costringe e costringerà sempre di più a modificare le nostre abitudini e i nostri consumi. Ovviamente ognuna delle crisi approfondite ha influenzato il mondo in cui viviamo, ma per la spropositata capillarizzazione degli strumenti tecnologici e per il loro impatto, così come quello della crisi ambientale, su ogni ambito della nostra vita ho preferito concentrare l’attenzione su queste.

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