Inesplicabilità della vita e della sua evoluzione

Nonostante tutti i tentativi intrapresi di “produrre” in laboratorio anche una sola cellula vivente, l’impresa è fallita.

La vita sembra resistere a tutti i tentativi di ridurla a un processo interpretabile esclusivamente su basi fisico-chimiche.

Ciò non vale solo per l’origine della vita in generale, ma anche per il suo sviluppo.

Analogamente l’evoluzione delle specie viventi non sembra del tutto spiegabile sulla base del solo meccanismo della selezione naturale degli organismi casualmente più adatti al loro ambiente, per una serie di ragioni tra le quali:

  1. una certa tautologicità della nozione di “selezione del più adatto”;
  2. l’inesplicabilità (sulla base della sola selezione naturale) delle fasi di accelerazione dell’evoluzione secondo la teoria degli equilibri punteggiati di Gould ed Eldredge (che, a sua volta, poggia, tra l’altro, sulla relativa scarsezza di fossili in grado di testimoniare l’esistenza di “anelli intermedi” tra una specie  e l’altra);
  3. la difficoltà di spiegare l’evoluzione di organi complessi, come l’occhio o le ali, solo sulla base della pressione selettiva dell’ambiente, per convergenza evolutiva (quale funzione tali organi avrebbero assolto negli stadi intermedi di sviluppo?) o mediante il modello del “mostro promettente” di Goldschmitt;
  4. la contrapposizione tra la tendenza evolutiva dal disordine all’ordine e la tendenza termodinamica della natura inanimata orientata in senso contrario (contrapposizione che sembra richiedere il contributo di una specifica forza evolutiva, come l’élan vital di Bergson, propria dei soli viventi).

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di Giorgio Giacometti