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Inconsistenza della “realtà fuori di me”

  • La prospettiva francamente idealistica che delinei su questo sito è delirante. La tipica negazione idealistica di una realtà al di fuori del soggetto senziente e pensante (perché in ultima analisi è questo che risulta dalla tua speculazione!) è incredibile. È del tutto evidente che “là fuori” esiste una realtà contro la quale, spesso anche se malvolentieri, andiamo a cozzare, a sbattere.

Questa tipica obiezione a ciò che tu chiami “idealismo” (termine troppo storicamente compromesso con forme di “titanismo” romantico per non preferirgli ad es. il termine “monismo” o “platonismo” per contraddistinguere la mia prospettiva) è certo motivata da un’esperienza molto forte dell’esistenza di “qualcosa” di irriducibile ai propri sogni e ai propri desideri. Tuttavia, tale obiezione, nella sua classica formulazione, che anche tu riesumi, confonde i piani.

“Dentro” e “fuori” sono indicatori che alludono, implicitamente, allo spazio rispettivamente contenuto nel mio corpo ed esterno al mio corpo. Ma, se usati in riferimento al soggetto, in quanto soggetto di conoscenza, o alla “coscienza”, perdono significato. O meglio: presuppongono ciò che, mediante il loro uso, si vorrebbe dimostrare: che il soggetto “abiti” il corpo, come lo abita il cervello (che, ingenuamente, viene considerato la “sede” della mente o, anche, sinonimo della stessa mente, come quando si dice: “Usa il cervello, sei senza cervello!” o simili).

  • Perché, dove altrimenti si troverebbe la coscienza?

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Idealismo e religione

I credenti spesso credono di credere in ciò in cui credono, come a “realtà”. “Realtà” è espressione (riferita alla resurrezione di Cristo o alla comunione dei santi ecc.) che  spesso risuona sulla bocca di sacerdoti formati sui testi di San Tommaso d’Aquino, il cui “realismo” gnoseologico è troppo noto (ma, forse, frainteso).

Tuttavia, bisognerebbe chiedersi se il tentativo di radicare la propria fede in eventi che si pretendono simili a quelli di cui tratta la storia profana non sia, per le religioni, perdente, anzi suicida.

  • Per quale ragione?

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Non siamo in nessun posto

Ho sognato che non siamo in nessun posto.

Il nostro corpo occupa uno spazio. Grazie al cervello e ad altri organi percepiamo lo spazio che circonda il nostro corpo e il nostro corpo stesso. Ma “noi”, coloro che percepiscono tutto questo, siamo anywhere, ovunque e in nessun luogo. Si potrebbe credere che siamo “dentro” il corpo, ma, non essendo noi stessi corpo, ma avendo piuttosto un corpo, non siamo nello spazio, né dentro, né fuori.

Quando sogniamo, non percepiamo più ciò che circonda il nostro corpo. Percepiamo, perciò, qualcosa di “interno”? Il movimento dei “neuroni”? No, davvero. Percepiamo qualcosa che, come noi, non si trova in alcun  luogo. Dunque si trova ovunque, e non dentro. Sognare è essere altrove. Ovunque.