Potenza e atto: Aristotele salva il movimento

Aristotele, partendo dai guadagni di Platone (ossia dalla moltiplicazione dell’essere in una pluralità di idee o, come Aristotele preferisce chiamarle, specie, forme o essenze), nella Metafisica (e in altre opere teoriche, come la Fisica), ci aiuta a intendere il movimento mediante la sua dottrina della potenza e dell’atto.

Il movimento, nella tradizione di Parmenide e di Platone, è considerato un’illusione. Aristotele cerca di salvare il movimento, come Platone salva il molteplice, mediante la teoria della potenza e dell’atto.

ghiandeSe questo seme non è la pianta che apparentemente diventerà, allora la sua progressiva trasformazione in pianta deve essere denunciata come illusione, se è vero che ciò che è qualcosa non può non essere (eternamente) che quella cosa stessa, pena una violazione del principio di non contraddizione. Ma se questo seme è la pianta stessa che diventerà, solo in potenza (in dynamis) e non ancora in atto (in enèrgheia), allora il passaggio non è dal non essere (pianta) all’essere (pianta), il che implicherebbe contraddizione, ma solo, appunto, dalla potenza all’atto (di una pianta che comunque è).

Anche se una singola pianta (un individuo, p.e. una quercia) venisse distrutta, la potenza della pianta, in quanto specie, persisterebbe. Perfino gli oggetti artificiali, potenzialmente, sono in qualche modo “presenti” fin dall’origine dell’universo. L’uomo che li “inventa” in realtà li “scopre”, ossia trova in natura le risorse per “montarli”, ma essi dovevano essere possibili da sempre.

In generale Aristotele scopre la nozione di possibile come distinta da quella di reale (attuale). Non tutto ciò che non è attuale è possibile. Per esempio ora non siamo in Africa ma potremmo benissimo esserci, mentre un cerchio non potrebbe essere quadrato. Se estendiamo la nozione di “essere” al “possibile” (all’“essere in potenza”) allora riusciamo ad accettare il movimento. In fondo la freccia (di Zenone) che raggiunge il bersaglio era già potenzialmente sul bersaglio, mentre non era, non è e non sarà mai sulla Luna.

Ciò che per le essenze riguarda la loro realtà, per gli individui (che partecipano delle rispettive idee) riguarda la loro possibilità: p.e. se un uomo, in quanto essenza universale, è animale e razionale, questo uomo qui, individuale, può essere razionale (ma non lo è necessariamente sempre), mentre un paguro non potrà mai essere tale.

Se applichiamo la dottrina della potenza e dell’atto all’essere umano possiamo comprendere il fondamento, ad esempio, della dottrina cattolica secondo la quale un embrione umano così come una persona in coma (in stato “vegetativo”), magari da anni, pur non avendo nulla di “apparentemente” umano (come il linguaggio, la capacità di interagire ecc.) sono comunque a tutti gli effetti “esseri umani” (in potenza), cosicché eliminarli sarebbe omicidio.

di Giorgio Giacometti