Il sillogismo

Consideriamo un sillogismo di I figura (cioè il cui termine medio passa dalla posizione del predicato a quella del soggetto):

gli uomini sono animali
gli animali sono mortali
gli uomini sono mortali

Sappiamo, a partire da Parmenide e Platone, che possiamo avere scienza solo di qualcosa di eterno e immutabile ovvero, come si esprime Aristotele, di universale (cioè che vale ovunque) e necessario (che non può che essere così com’è). Infatti di ciò che appare ora in un modo (p.e, che uno è buono) ora in un altro (p.e. che lo stesso è cattivo), ossia degli individui, non si può avere scienza.

Anche se l’espressione “gli uomini” o “tutti gli uomini” sembra avere a che fare con una pluralità di individui (ma degli individui, secondo Aristotele, non si può avere scienza, proprio perché le loro “proprietà” cambiano nel tempo), in effetti si tratta di idee o, come si esprime Aristotele sia in logica, sia in metafisica, di specie (o essenze o forme). In fondo nel sillogismo riferito sopra si intende dire: l’umanità (come idea o essenza) è inclusa nell’animalità (cioè la implica), l’animalità è inclusa nella mortalità, quindi l’umanità è inclusa nella mortalità.

 

Consideriamo un sillogismo di III figura (il termine medio figura sempre come soggetto):

le piante sono immobili                                             ”
le piante sono vegetali
alcune (cose) immobili sono vegetali
(o anche: alcune cose vegetali sono immobili)

Qui, apparentemente, abbiamo a che fare con “gruppi” di individui, ma, in effetti, di che cosa ho scienza? Del fatto che l’idea di immobilità e l’idea di vegetalità interferiscono (ossia vi è almeno una cosa che è sia vegetale sia immobile: non sappiamo quale, non sappiamo dove ecc.).

 

Consideriamo poi un sillogismo di II figura (il termine medio funge sempre da predicato) come il seguente:

gli uomini sono animali
nessuna pianta è animale
nessuna pianta è uomo
(o anche: nessun uomo è una pianta)

Qui abbiamo due idee che si escludono a vicenda, quella di pianta e quella di uomo.

Su giudizi e sillogismi cfr. anche questo documento (che integra quanto qui presentato con la codificazione simbolica introdotta della logica moderna)

di Giorgio Giacometti