La critica scettica alla logica classica

Pirrone

Agrippa, vissuto nel I sec. d. C., uno dei massimi esponenti dello scetticismo antico (fondato da Pirrone nel III sec. a. C., immagine in alto), nel mondo antico, riassume secoli di critica scettica alla pretesa dei filosofi e degli scienziati di pervenire a qualche “verità” in 5 fondamentali argomenti o modi (in greco tròpoi). Se Agrippa ha ragione, la filosofia (e, più in generale, l’uomo) non può che fallire l’obiettivo di liberarsi dalla dòxa, dalla mera opinione. Secondo Agrippa non possiamo dimostrare razionalmente che qualcosa sia vero (cioè che sia un principio e non solo un’ipotesi) per le seguenti ragioni:

  • Se cerco di dimostrare la mia ipotesi (che può fungere da premessa in un sillogismo) a partire da altre ipotesi che ne derivano cado nel diallele circolo vizioso: dimostro il (preteso) principio ricorrendo ad altre ipotesi (che ne derivano), per poi dimostrare queste stesse ipotesi a partire dal principio.
  • Se cerco di dimostrare la mia ipotesi invocando altri presupposti che non la implicano (per evitare di cadere in un circolo) devo poi dimostrare questi presupposti e così via all’infinito: dunque non pervengo a nessun principio primo (problema del regresso all’infinito).
  • Se mi accontento della mia opinione che una determinata “cosa” (p.e. Dio, l’acqua, l’infinito ecc.) sia il principio, ho ancora solo un’ ipotesi (un’opinione appunto) e non il principio an-ipotetico che cercavo (anche se ricavo tale ipotesi dall’esperienza).

Altri modi si rifanno

  • al rapporto tra ipotesi e chi le formula (il soggetto della conoscenza), il quale non può che subire l’influenza della sua esperienza soggettiva e parziale e così condizionare la forma che conferisce alle sue ipotesi
  • alla constatazione che, in generale, tutti i tentativi di arrivare a un principio sembrano falliti, come documenta il pluralismo delle opinioni (degli stessi filosofi) attestato dalla storia della filosofia.

N. B. Gli scettici non si compiacciono di demolire le teorie dei loro avversari dogmatici (soprattutto, nella loro epoca, stoici ed epicurei) “per il puro gusto di farlo”, ma perché ritengono che dubitare di tutto e non credere a nulla sia la via più promettente per conseguire la saggezza, la serenità e l’imperturabilità, ossia gli stessi scopi delle altre scuole ellenistiche. Infatti, se dubito di tutto, nulla mi può preoccupare, perché non so mai se quello che faccio sia giusto o sbagliato e non posso quindi mai sentirmi inadeguato rispetto a obiettivi che non so valutare.

Gli scettici considerano “dogmatiche” tutte le altre scuole, perché ritengono che i presunti “principi” su cui esse si fondano (p.e. le idee di Platone, gli atomi degli epicurei, il lògos divino di Eraclito e degli stoici ecc.) e da cui esse derivano le loro dottrine etiche, siano mere “opinioni” (dòxaidògmata) o credenze prive di fondamento. Il termine “dogma”, infatti, ha la stessa radice di “dòxa” e significa opinione. Anche nell’ambito della dottrina cristiana dogmi sono le verità tenute per certe per sola fede e non dimostrabili razionalmente (come la Trinità di Dio o la natura divina e umana di Cristo).

 

di Giorgio Giacometti