La genealogia della morale in Nietzsche

nietzscheLa dottrina di Nietzsche, dopo quella di Schopenhauer (a cui inizialmente Nietzsche si ispira) e di Marx e prima di quella di Freud, può essere considerata esemplare del modo di procedere genealogico, investigando le ragioni inconfessabili (nel caso di Nietzsche soprattutto) della morale, ossia del preteso sapere intorno al bene e al male.

La tesi fondamentale è la seguente: “Non ci sono fenomeni morali, ma solo un’interpretazione morale dei fenomeni”.

Tale tesi può essere esemplificata dalla dottrina dell’inversione della causa e dell’effetto, in campo morale. Apparentemente un’azione, in quanto è moralmente rilevante, segue a una deliberazione o libera intenzione, nella quale risiederebbero il merito o la colpa dell’azione stessa. All’eventuale colpa dovrebbe razionalmente seguire la punizione (come al merito il premio). In realtà, come dimostrano i casi dell’addestramento degli animali e dell’educazione dei bambini, a un’azione moralmente neutra, in quanto puro effetto dell’istinto, seguono premio o punizione, a seconda che l’azione sia più o meno funzionale al contesto. L’eventuale senso di colpa e l’intera descrizione morale che ne abbiamo appena dato (o immagine dell’azione) costituiscono, invece, solo l’interpretazione morale (data a posteriori) di un fenomeno moralmente indifferente.

Quale, dunque, la funzione dell'”immagine” che ci si fa di un’azione dopo che la si è compiuta; ossia della sua interpretazione, compiuta tanto dall’attore quanto dagli spettatori dell’azione medesima? Nietzsche evoca al riguardo “gli altri”, intesi come il “gregge” alla cui morale l’individuo tende a conformarsi, per evitare il conflitto, proteggersi e conservarsi. L’individuo, a partire dal bambino, ha progressivamente “interiorizzato”, sviluppando senso di vergogna (prima) e di colpa (poi), lo “sguardo” dei propri educatori; egli tende, quindi, a vedersi con gli occhi degli altri e giudicarsi nel modo in cui è socialmente conveniente che egli si giudichi e si rappresenti. Si tratta, comunque, di una mistificazione.

Mistificazione di che cosa? Fondamentalmente dell’istinto, in cui si annidano le vere motivazioni delle nostre azioni, un istinto in sé totalmente innocente e a-morale (come quello dei bambini prima che siano educati).

di Giorgio Giacometti