Altre soluzioni del problema del libero arbitrio

HobbesThomas Hobbes, come Spinoza, nega il libero arbitrio, ma nega perfino, a differenza di Spinoza, che esista un pensiero (sia pure inteso come mero attributo della sostanza, piuttosto che come vera e propria res cogitans) distinto dall’estensione (dal corpo). Il pensiero potrebbe essere una “secrezione” del corpo, come altri noti prodotti che noi “emettiamo”, senza che sia necessario conferirgli dignità di “sostanza” separata.

Gli occasionalisti come Geulinx risolvono il problema suggerendo che ad ogni atto libero di un essere umano Dio “ricrei”, in un certo senso, miracolosamente l’universo facendo sì che il corpo dell’uomo “sembri” obbedire, di volta in volta, alla volontà dell’anima. Il difetto di questa soluzione è che sembra presupporre un intervento continuo di Dio in violazione delle leggi della natura (appena scoperte).

Blaise Pascal mette in discussione la verità del meccanicismo, evocando gli antichi argomenti scettici (Agrippa) contro le pretese della logica e facendo notare che si tratta in ultima analisi di un’ipotesi, non di un’evidenza assoluta. Il fatto che lo “spirito di geometria” moderno (la “ragione”) vi si basi, non esclude affatto che le cose stiano in modo diverso, come potrebbe suggerire lo “spirito di finezza” (il “cuore” o l'”intuizione”). Questo, implicitamente, ci consente di credere di essere liberi (e, più in generale, di credere nel cristianesimo tradizionale, a cui Pascal aderisce). Insomma: anche se appare evidente che l’universo obbedisce a leggi matematiche, come sostiene Cartesio, è ancora più evidente che ciascuno di noi è libero. Davanti all’evidenza soggettiva del libero arbitrio sono i principi cartesiani a doversi ritirare, ritrasformandosi in ipotesi.

di Giorgio Giacometti