Il problema del libero arbitrio

burattino

In età moderna, grazie anche alla riflessione del teologi cristiani (come Agostino) sul problema del rapporto tra meriti umani e grazia divina e al conseguente (preteso) superamento del cosiddetto “intellettualismo socratico” (secondo il quale ciascuno fa “automaticamente” ciò che gli sembra bene fare), si pone con forza il problema del libero arbitrio.

Vi sono diversi modi di intendere il libero arbitrio, ammesso che qualcosa del genere “esista” e non si tratti di una mera illusione (“mentale” invece che “ottica”):

  1. come libertà d’indifferenza (tra due opzioni alternative equivalenti, tra le quali l’asino “ideale” di Buridano, così come un moderno computer, non potrebbe scegliere, non essendovi alcun criterio (o “algoritmo”) che consenta la scelta)
  2. come capacità di discriminare tra bene e male e di decidere per uno dei due, “responsabilmente”, tramite la “volontà” (nozione tradizionale, derivante dal superamento “cristiano” dell’intellettualismo socratico, secondo cui non potremmo volere e fare se non quello che crediamo, anche a torto, bene)
  3. come capacità di scegliere sulla base di “ragioni” piuttosto che di “istinti” o “cause” che comunque ci determinino (come, invece, determinerebbero il moto dei corpi inanimati, pianeti, sassi, e, secondo alcuni, anche delle piante e degli animali)

Da queste diverse interpretazioni del “libero arbitrio” va distinta la nozione di “libertà d’azione“, intesa come capacità di agire di propria volontà soddisfacendo i propri desideri (cosa, per esempio, impedita a un prigioniero incatenato).

N. B. Il libero arbitrio propriamente detto (caro ai cattolici, perché consente di attribuire a ciascuno colpa e merito di ciò che fa, dal momento che avrebbe sempre potuto “fare a meno” di fare ciò che ha fatto, ossia agire diversamente) sembra violare il determinismo, ossia la teoria secondo la quale tutto ciò che accade non potrebbe accadere diversamente da come accade,

  • o perché “determinato” da catene inderogabili di cause ed effetti risalenti all’origine del mondo (quasi che il mondo fosse un gigantesco orologio, magari costruito e caricato da Dio, ma poi lasciato muovere da solo) – meccanicismo, suggerito dalla scienza moderna, che abolisce le “cause finali” e interpreta gli eventi in termini di sole “cause materiali ed efficienti” o come l’espressione “geometrica”, in un sistema a 4 assi, di una sola, enorme equazione “universo” –
  • o semplicemente perché determinato immediatamente e imperscrutabilmente dalla volontà onnipotente di Dio – dottrina della predestinazione, sostenuta soprattutto dai protestanti – .

La libertà d’azione, invece, è compatibile  col determinismo (oggi si parla di approccio “compatibilista“): semplicemente, chi è libero d’agire ha in se stesso le “cause” (ad esempio i suoi istinti, i suoi desideri o anche i suoi ragionamenti) che lo determinano e che generano effetti, mentre chi non è libero è determinato da altro (un padrone, la natura, una malattia ecc.). La libertà d’azione non implica, però, a differenza del “vero” libero arbitrio, che chi è libero in questo senso avrebbe potuto agire diversamente.

di Giorgio Giacometti