Attività dell’Uno-tutto

Come impostare la questione etica in un orizzonte radicalmente monistico, come quello offerto su questo sito?

Se la coscienza che ho del mondo non è altro che l’essere stesso del mondo così come si dà nella mia prospettiva, posto che l’essere si dà sempre solo in prospettiva, la questione etica non è altro che una questione di coerenza.

L’infinito del possibile (come si esprime p.e. Eugenio Agosta) o, semplicemente, Dio può essere pensato (ma solo per un attimo) come coincidentia oppositorum.  Tale potenza dell’essere può darsi sempre solo di volta in volta, di prospettiva in prospettiva, nel tempo  (chrònos) della coscienza lasciando venire in luce (passare all’atto) solo un insieme finito di “enti” tra loro apparentemente coerenti (“compossibili” nella terminologia di Leibniz).

In dettaglio:

  1. L’Uno-Tutto, ordine implicato, eternamente immutabile, si esplica “liberamente” nel tempo della coscienza a una sola condizione: che ciò che appare sia coerente con se stesso in ogni “istante” (“exàiphnes“).
  2. Vige dunque una causalità formale sincronica piuttosto che una causalità efficiente o finale diacronica: niente di ciò che sembra precedere determina ciò che sembra seguire: il tempo dell’Uno è l’âion, non il chrònos.
  3. Alla coscienza, cioè nell’ordine esplicato, il tempo appare tuttavia  come chrònos e come kairòs.
  4. L’apparente necessità della sequenza crono-logica degli eventi, “fotografata” dalle leggi di natura, non è che un effetto della memoria che ogni presente serba di ciò che lo precede (ed è tanto più forte quanto più viva è tale memoria).
  5. In quanto è sempre dato un kairòs (un’occasione) da prendere o lasciare “io” (come il più piccolo leptone in sovrapposizione di stati) decido (krìsis) ciò a cui Dio ora (in un presente eterno) mi (pre)destina o determina (bestimmt) in quanto “io sono Dio”: l’attore è l’autore.
  6. Ma Dio decide simultaneamente per tutte le anime (consce e inconsce) in ogni tempo (loro), in quanto ciascuna è più o meno direttamente condizionata dall’altra: sotto questo profilo gli attori (non consapevoli di recitare un copione) non coincidono con l‘autore, perché più prospettive sul tutto si determinano reciprocamente in modo tale che le cause di tale determinazione, ragioni (consce) per l’uno, sono condizioni (inconsce) per l’altro, non essenzialmente diverse dalle condizioni inconsce o semiconsce apparentemente  “interne”  (come i desideri, le paure ecc.).
  7. Il Tutto, che qui e ora si fa cosciente (in me), intende tuttavia il proprio operare (il proprio passare dalla potenza all’atto in questo determinato modo) come libero in quanto tale operare
    1. non scaturisce meccanicamente dall’operare antecedente (vige infatti causalità sincronica, non diacronica);
    2. è originario come quello che ha dato luogo all’universo (nel c.d. big bang): è infatti un operare immediato del Principio di ogni cosa, che in quanto opera si manifesta come anima del mondo.
  8. Nondimeno il “libero arbitrio”, inteso come libertà di scelta di “qualcuno”, separato dal Tutto, resta un’illusione (dovuta appunto alla percezione, in se stessa esatta, dell’incondizionatezza e originarietà dell’operare che “in me” si manifesta).
  9. Non potrebbe essere altrimenti (per quanto riguarda il libero arbitrio) in quanto si tratta di un operare necessariamente coordinato e sincronizzato con quello di tutte le altre anime, a cui è dunque vincolato per così dire ab aeterno, anche se da un’eternità sempre presente e sempre nuova (quella della Coscienza in tutte le sue prospettive, che appaiono bensì diacroniche – nelle singole anime -, ma sono in verità sincroniche).
  10. Nella “versione leibniziana” si potrebbe anche dire che Dio sceglie tra tutti i mondi possibili, in cui le anime liberamente operano, il mondo migliore possibile e lo rende reale (lo fa passare dalla potenza all’atto); ma a condizione di precisare che gli altri mondi possibili rimangono virtuali, dunque resta illusoria la nostra libertà di sceglierli, salvo che Dio stesso, di volta in volta, li scelga per noi e per tutti.
  11. Dio, infatti, non agisce una volta sola. Egli agisce innumerevoli volte rideterminando per ogni presente tutto il passato e tutto il futuro.
  12. Quanto più, dunque, agisco come Tutto (come Dio), tanto più sono effettivamente e non solo illusoriamente libero. Quanto più agisco come parte del Tutto tanto più sono condizionato; non tuttavia totalmente determinato.
  13. Poiché vige un’indeterminazione di fondo (non si dà causalità diacronica ma solo sincronica) mi è concesso un margine di libertà (ad esempio di elevarmi verso il Tutto o di scendere verso il Nulla, a seconda che eserciti la virtù o accondiscenda al vizio) a condizione che ciò che faccio sia reso compossibile con l’agire di tutte le altre anime in ogni tempo.
  14. In un certo senso è come se chiedessi a Dio, in forma implicita o esplicita (attraverso la preghiera), di concedermi di agire in un certo modo in qualche occasione (occasionalismo) a condizione di non intralciare i Suoi progetti (“Sia fatta la Tua volontà”).

di Giorgio Giacometti